10 modi per fare la differenza anche durante una pandemia

10 modi per fare la differenza anche durante una pandemia

L’UN-Women, Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, chiama all’azione contro la violenza di genere anche e soprattutto adesso.
La pandemia ha rivoluzionato o condizionato tutti noi, ha investito ogni ambito, ha toccato ogni dimensione. Ci ritroviamo in un momento propizio per ridisegnare le priorità.
Vogliamo davvero una società-mondo dove stare a casa, convivere, perché obbligati a farlo per salvare l’umanità intera, diventa un inferno?
L’intensificarsi della violenza domestica in lockdown parla di spazi relazionali vissuti sulla soglia della violenza, parla di un sommerso diffuso che la crisi pandemica ha palesato, parla di una società che tutti noi abbiamo modo di migliorare.

* Mettere fine alla violenza contro le donne è un affare di tutti.

Ecco dieci modi per fare la differenza, anche durante una pandemia.

1

Ascolta e credi alle vittime

Quando una donna condivide la propria storia di violenza sta facendo il primo passo di uscita dalla violenza. é responsabilità di tutti garantire dei luoghi dove la vittima possa raccontarsi, essere ascoltata e dove rivedere la propria storia, avere un sostegno nei percorsi di vita verso il superamento della violenza.

2

insegna alle nuove generazioni

Gli esempi che proponiamo ai giovani modellano il loro modo di pensare riguardo al genere, il rispetto e i diritti umani.
proponi delle conversazioni sul tema dei ruoli di genere sin da tenera età dall’infanzia all’adolescenza, sfida i ruoli tradizionali assegnati a uomini e donne, fa notare gli stereotipi veicolati dai media o dall’ ambiente sociale o scolastico e fa loro sapere che è OK pensarla diversamente. incoraggia una cultura inclusiva che accetta le differenze.
ascolta quello che le nuove generazioni hanno da dire, come ci raccontano la loro esperienza del mondo. il futuro si disegna con l’educazione.

3

chiama i servizi dedicati

i servizi per le vittime di violenza di genere sono essenziali.
questo significa che le case rifugio i centri antiviolenza e i servizi territoriali di supporto alle vittime di violenza di genere devono mantenere l’operatività anche durante la pandemia.

4

Parla di consenso

Concesso liberamente, il pieno consenso è obbigatorio, sempre.
No è no. Sì è sì. Frasi come “se l’é cercata” o “i ragazzi sono ragazzi” rischiano di sfumare i contorni del consenso all’atto sessuale spostando la colpa della violenza sulle vittime e giustificando i maltrattanti.
di stereotipi ce ne sono ancora troppi ma una cosa è chiara: quando si parla di consenso non ci possono essere sfumature.

5

impara a riconoscere la violenza

ci sono diverse forme di violenza e diversi i segnali che la esprimono, saper riconoscere la violenza è una consapevolezza necessaria per poterla contrastare.

6

parla di violenza di genere

la violenza sulle donne è una violazione di un diritto umano. è trasversale ma non inevitabile, a meno che venga taciuta. Parlane e mostra solidarietà con le vittime.

7

opponiti alla cultura dello stupro

la cultura dello stupro prepara il terreno fertile alla banalizzazione della violenza sessuale perchè alimentata da persistenti stereotipi di genere.
pensa a come definisci la mascolinità e la femminilità e a come mettere in discussione tutti i condizionamenti che derivano da stereotipi di genere.
dalla nostra postura culturale sul tema delle identità di genere alle politiche a supporto delle comunità, tutti possiamo contribuire a fermare la cultura dello stupro.

8

supporta le organizzazioni delle donne

fai una donazione alle organizzazioni sul tuo territorio che si impegnano nel sostegno alle donne, amplificano le loro voci, accompagnano le vittime

9

assumi una responsabilità condivisa

la violenza può avere molte forme. non lasciare che si manifestino senza puntare il dito. prendi posizione quando riconosci la violenza: anche solo chiamarla per nome rende la violenza evidente e arginabile.
crea un ambiente sicuro per tutti coinvolgendo le tue reti nel riflettere e confrontarsi su quali sono le attitudini e i linguaggi quando si parla di genere.
ascolta le vittime e sostieni la loro necessità di reintegrarsi al mondo.

10

informati sui dati

per combattere effettivamente il fenomeno della violenza di genere è necessario conoscere la portata dell’istanza.
la raccolta dati è uno strumento chiave per capire il fenomeno, per la programmazione, per garantire adeguato supporto alle vittime e implementare le misure di prevenzione alla violenza
durante il covid-19 la violenza di genere ha registrato un picco ma ci sono state difficoltà e lacune nella raccolta dati sul fenomeno mettendo in luce l’importanza di investire maggiormente nei sistemi di raccolta dati gender-based.
reclama una corretta rilevazione dati sulla violenza e supportane la diffusione.

Reddito di libertà

Reddito di libertà

IL REDDITO DI LIBERTA’ VIENE DALLA SARDEGNA

il 14 ottobre 2020 la Sardegna ha messo in moto per prima in Italia il progetto pilota di welfare sociale destinato alle donne vittime di violenza.
le difficoltà economiche accompagnano inevitabilmente un percorso di uscita dalla violenza: c’è chi ha perso il lavoro, chi non lavora da anni, chi non ha mai lavorato, chi deve affrontare una separazione legale, chi deve pagare un mutuo, chi non ha dove stare, chi cambia città … Sono in maggioranza madri che devono rivoluzionare il proprio mondo e quello dei figli mantenendo la responsabilità di cura degli stessi dall’educazione alla salute, al frigo pieno.
sono tutte donne che devono fare i conti con se stesse, sono tutte in “uscita”, un cambiamento lungo, doloroso, difficile.
è fondamentale sostenere questo cammino del cambiamento con un periodo al riparo dall’urgenza: avere il tempo per ricostruirsi senza essere angustiate da cosa metto in tavola stasera e domani.
la necessità di sopravvivere non aiuta a risolversi, quando bisogna pensare ai bisogni non c’è spazio per pensare altro. riconoscere che la necessità è invece quella restituire alla società delle donne libere dalla violenza, rafforzate nella loro identità, portatrici di un progetto di vita significa riconoscere la necessità di una società migliore.
garantire una misura di sostegno al reddito per un periodo dai 6 mesi a 1 anno significa tutelare il percorso di uscita dalla violenza delle donne: il tempo per raccogliere i cocci, delineare un progetto di vita e rituffarsi nel mondo; il tempo da investire nella formazione o nella riqualificazione per scommettere su un nuovo inizio personale e professionale.
é il modello di welfare necessario da rivendicare a livello nazionale.

Con la Delibera del 14 ottobre 2020, n. 51/10, la Giunta Regionale ha deliberato in via definitiva la linee guida per il triennio 2020-2022 per il Reddito di Libertà: la delibera per l’anno ha stanziato una quota pari a 514 mila euro (in attuazione di una proposta nata nel 2018 e tradotta nella Legge regionale 2 agosto 2018, n. 33 “Istituzione del reddito di libertà per le donne vittime di violenza” – contributi per il supporto alle spese legali e per inserimento lavorativo a favore delle donne vittime di violenza) e accoglie le raccomandazioni approvate all’unanimità, su proposta della consigliera democratica Rossella Pinna, di ampliamento delle misure attuative del reddito di Libertà oltre che alle donne ospitate presso le Case d’Accoglienza anche alle donne vittime di violenza in carico ai Centri Antiviolenza.
“È un provvedimento importante e di grande civiltà – annuncia la consigliera, Rossella Pinna – Il provvedimento è un esempio di come dinanzi a problemi così urgenti e seri, sia possibile dare risposta condivisa ed efficace al di là delle appartenenze politiche. Il testo prevede la presa in carico con un piano personalizzato delle donne vittime di violenza, stanziando una forma di contributo mensile che le accompagni in un nuovo progetto di vita che preveda la formazione e il reinserimento nel mondo del lavoro”.
“Un reddito che le sosterrà nel loro percorso di ricostruzione personale, che ne garantisca la dignità, ne consenta l’ autonomia e che sia strumento di affrancamento dall’esperienza di violenza, ponendo fine alle condizioni di dipendenza economica e restituendo a tante donne il coraggio per rompere condizioni di maltrattamento, di subalternità e oppressione psicologica e fisica, dando così inizio ad una nuova e più libera esistenza per sé e per i loro figli. Una scelta di fiducia e speranza.”

25 novembre 2020

25 novembre 2020

A NOI PIACE PARLARE. PER QUESTO 2020 DOBBIAMO FARLO A DISTANZA. UNA DELLE PAROLE CHE MEGLIO DISEGNA UN ANNO DI ADEGUAMENTO ALLA PANDEMIA, UNA PAROLA CHE SI LEGGE NELLA SFIDA DI SUPERAMENTO: LA SFIDA DI COLMARE LA DISTANZA IN MODI INEDITI PER NOI, LA VOGLIA DI ESSERCI, DI FAR RISUONARE LA NOSTRA VOCE PER LE DONNE CHE CONTINUANO A SUBIRE VIOLENZA, PER GLI UOMINI CHE CONTINUANO A FARE VIOLENZA. I DATI SUL FENOMENO DELLA VIOLENZA DI GENERE NEL PERIODO COVID-19 RILEVANO COME DURANTE IL LOCKDOWN LA VIOLENZA DI GENERE NON SI SIA AFFATTO FERMATA: SI REGISTRA INVECE UN AUMENTO DEI CASI DI MALTRATTAMENTI IN AMBITO DOMESTICO E RIMANE LA DIFFICOLTA’ OGGETTIVA DI VALUTARE TUTTO IL SOMMERSO, TUTTE QUELLE SITUAZIONI DI COERCIZIONE, DI CONTROLLO, DI RICATTO, DI OFFESA CHE RESTANO SOSPESE O AGGRAVATE DALL’EMERGENZA SANITARIA. MA NON C’è VIOLENZA CHE POSSA ESSERE RIMANDATA, TACIUTA.

TELEFONO ROSA è SEMPRE IN ASCOLTO: ESSENZIALE PER LE DONNE.

PER QUESTO 25 NOVEMBRE 2020 ABBIAMO SCELTO DI PARLARE DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA: CON UNA INTRODUZIONE E CINQUE INTERVENTI VIDEO, IL TEMA VIENE DIVERSAMENTE CONIUGATO E RAPPORTATO ALLA VIOLENZA DI GENERE PER RICORDARE CHE C’è MOLTA STRADA DA FARE E CHE I CENTRI ANTIVIOLENZA SONO UNO SPAZIO PER IL CAMBIAMENTO PERSONALE E COLLETTIVO VERSO UNA PROSPETTIVA DI EVOLUZIONE E DI  SUPERAMENTO DELLA VIOLENZA BASATA SUL GENERE.

L'AMORE NON DIPENDE

Il celebre psicanalista Carl Gustav Jung scrisse:
“Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico o l’alcool o la morfina o l’idealismo.”
Se qualsiasi dipendenza è cattiva, lo è anche quella sviluppata nei confronti di una persona, di una relazione o di un sentimento. Molte relazioni, infatti, si costruiscono e si mantengono nel tempo non grazie all’amore, al desiderio, alla stima, al rispetto reciproco, alla voglia autentica di stare insieme, ma attraverso la dipendenza o la co-dipendenza fra i partner. Spesso, amore e dipendenza vengono erroneamente e pericolosamente confusi, ma dove esiste l’uno non può esistere l’altro. Amore e dipendenza sono avversari: se coesistono, ci distruggono. Se questo capita, anche se la relazione continua, l’amore si oscura e si sottomette alla dipendenza. 
La dipendenza sembra amore, ma in realtà è il suo esatto contrario; dipendenza significa che “io esisto solo in funzione di te, che la mia vita è dedicata e “sacrificata” alla tua, perchè tu sei più importante di tutto, anche e soprattutto di me stessa. La mia felicità, la mia tristezza, la mia rabbia, le mie scelte, i miei pensieri sono vincolati e condizionati da ciò che tu provi, pensi, scegli e fai. Ma io in tutto questo, dove sono? Non ci sono, non esisto, esisto solo attraverso te”.
Quando una relazione assume queste caratteristiche diventa malsana e distruttiva, perchè non ci aiuta a valorizzare e ad esprimere chi siamo, ma annienta e distrugge totalmente la nostra identità, spingendoci a tollerare, in modi anche rischiosi, qualsiasi situazione, qualsiasi atteggiamento o comportamento da parte dell’altro pur di tenerlo vicino a noi.
Quando si dipende da qualcuno si diventa ossessionate da lui, e le ossessioni sono quasi sempre originate dalla paura. Paura di cosa? Paura di restare sole, paura di non farcela ad affrontare la propria vita senza l’altro, paura dell’abbandono e del rifiuto, paura che i sacrifici che si fanno per l’altro non siano mai abbastanza, con una conseguente e graduale abnegazione a favore suo.
Se vi siete ritrovate in questa breve descrizione, se qualcosa è risuonato dentro di voi, è importante che vi fermiate un attimo a riflettere, iniziando a vedere e a chiamare la realtà con il suo nome, senza trovare alibi o cadere nella pericolosa trappola “in nome dell’amore tutto è lecito”, perché non è così, non lo è. Una relazione di questo tipo non può aiutare a colmare il vuoto e la fame che si sente dentro il cuore, anzi, porterà il cuore ad avere sempre più fame, a chiedere sempre più cibo, e ad ottenerne sempre di meno. Ma bisogna fare attenzione al “cibo” con cui ci sfamiamo: se non è sano, se è avariato, può intossicarci, fino alla morte.
Solo noi possiamo colmare quel buco che abbiamo dentro, imparando a volerci bene, pensando “io sono importante”.
Tempo fa, vagando nel web, mi è capitata davanti agli occhi un’immagine che raffigurava un muro sul quale compariva questa scritta: “sei nata intera, non ti manca nessuna metà”.
Ed è così. Nasciamo intere, dobbiamo solo scoprire la nostra interezza ed esserne consapevoli.
Dr.ssa Nadia Mortara
Psicologa psicoterapeuta

I VIDEO INTERVENTI

LE INIZIATIVE CONDIVISE SUL TERRITORIO

coop2020(1)

Come tutti gli anni Coop Alleanza 3.0 per il Sociale sostiene i centri antiviolenza con donazione dell’1% sulla spesa di prodotti Coop.

Diario della R-esistenza

Diario della R-esistenza

UNO SPAZIO DI CONDIVISIONE

Leggi il nostro Diario!

 

COSA INTENDI PER VIOLENZA?
paola

Un quaderno di scuola ripescato dalla soffitta. Classe I Media. Anno 1978.

Cosa intendi per violenza?
Cosa ne pensi della violenza?
Secondo te la nostra società è violenta? Sotto quali aspetti?
Pensi che alle volte la violenza sia necessaria?
Quali fattori pensi che avviino i giovani alla violenza?
Ritieni che anche la pubblicità sia una forma di violenza psicologica? Perché?
La donna, che tipo di violenza pensi che subisca nella nostra società?

Domande importanti per un-a dodicenne… E perfettamente in linea con i tempi. Tempi di lotta. Il 1978 è un anno di terrorismo ma è anche un anno cruciale per il movimento delle donne e di conquista di diritti civili con l’approvazione della legge sull’aborto.

Ti invito a fare un esercizio! Rispondi alle domande del quaderno.

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO
erica

Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare… Così ragiona l’Italia. Il gioco è indubbiamente duro, la pandemia sconvolge profondamente gli assetti socioeconomici e le vite di tutti e tutte … ma i duri chiamati a scendere in campo sono i veri duri, quelli con le palle: gli uomini.

La gestione dello stato emergenziale è stata affidata, inizialmente a un comitato tecnico-scientifico composto da 20 uomini su 20 e, ad oggi, la task force governativa di Colao eccelle con 4 donne su 17 uomini: meglio di niente ma trattasi comunque di una rappresentanza decisamente iniqua per garantire una visione comprensiva di tutte le istanze sociali.

Le misure a sostegno della genitorialità parlano da sole: è evidente che sono state pensate da uomini, da quel genere di uomini convinti di poter fondare la ricostruzione del sistema di welfare sul lavoro a costo zero delle donne, il così detto lavoro di cura.

La sospensione dei servizi educativi non può risolversi con un congedo di 15 giorni che si è dovuto miracolosamente giostrare dal 5 marzo al 3 maggio in attesa del fatidico “decreto di Aprile” o con un ostico bonus baby sitting di 600 euro che, facendo un calcolo approssimativo sulla base di una paga oraria media di 12euro e volendo coprire almeno 4 ore al giorno, potrebbe valere per una decina di giorni…

E’ chiaro che le donne sono chiamate a fare i salti mortali perché oltre a sostenere la prima linea come infermiere, dottoresse, ricercatrici, farmaciste, operaie e impiegate dei settori essenziali sono anche madri. E, in Italia, chi si occupa dei figli? Il sistema welfare in Italia funziona così: chiudono le scuole, i servizi di conciliazione sono da sempre pressoché inesistenti ma, nessuna paura, ci sono le donne!

Gli strumenti anticrisi e gli scenari di prossima riemersione dall’emergenza sono stati pensati sulla base di un contesto sociale che assegna naturalmente alla madre lavoratrice il compito di cura familiare senza considerare quindi le possibili ricadute sulla tenuta di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Se nella fase di ripresa ci si vedrà costretti a sacrificare il lavoro a sostegno della cura dei figli, è meglio che sia la donna a farlo, quella più portata … La madre lavoratrice inoltre è considerata “meno rilevante” sul piano della partecipazione al bilancio familiare perché spesso, a parità di mansione, ha una retribuzione più bassa. Non è da escludere quindi che negli scenari futuri il mercato del lavoro possa risentire di una effettiva riduzione della componente femminile e questo non è un grande passo avanti per l’umanità …

E’ invece auspicabile compiere un piccolo passo proprio adesso ed esigere una adeguata composizione dei centri decisionali in modo da rappresentare le istanze, le esigenze, le visioni delle donne, delle lavoratrici, delle madri per un futuro più giusto.

 

Sosteniamo la petizione di #Datecivoce

 

CRISI

Tutti noi, nel corso della nostra esistenza, ci troviamo ad affrontare momenti di crisi.
La parola CRISI significa FRATTURA.
Significa, cioè, che un equilibrio che si è mantenuto nella nostra vita, per varie ragioni, si sta sgretolando e trasformando in una condizione nuova e forse potenzialmente più funzionale per noi. 
Significa che magari non stiamo più bene in certe situazioni o con certe persone, che vogliamo e abbiamo bisogno di qualcosa di diverso, e che magari ne siamo pure consapevoli, ma….. fatichiamo ad accettarlo.
Accettare che qualcosa nella nostra vita stia cambiando è sempre molto difficile, anche se dentro di noi sentiamo che quel qualcosa non è più sintonico con i nostri bisogni, i nostri desideri, il nostro modo di essere. 
Allora attiviamo una lunga resistenza contro il cambiamento, che viene visto come un nemico, e inneschiamo una serie di meccanismi di difesa per tentare di contrastare una forza che, nonostante tutti i nostri sforzi (scusate il gioco di parole), è già in corso e non si può fermare. 
Per questo spesso le crisi sono lunghe e dolorose, perché la nostra resistenza amplifica inutilmente i loro effetti.
Il filosofo romano Seneca scrisse: “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt”, cioè il fato conduce dolcemente chi si lascia guidare, e trascina chi gli resiste.
Quando stiamo male, noi sentiamo e vediamo solo il dolore, siamo concentrati esclusivamente su quello, ma non comprendiamo che il nostro malessere nasce sempre per dirci qualcosa, qualcosa su di noi e sul momento che stiamo vivendo.
E a volte, siccome non ascoltiamo, il dolore deve alzare il volume della voce e urlare.
Le crisi fanno paura, ci fanno soffrire, ma spesso sono il preludio di un cambiamento importante, anzi, mi permetto di dire che nessun cambiamento autenticamente significativo nella nostra vita avvenga senza una crisi che lo preceda…

Dal BLOG della Dott.ssa Nadia Mortara

 

Libri: BASTAVA CHIEDERE
simona

Prefazione di Michela Murgia al libro “Bastava chiedere” della fumettista francese Emma. La Murgia definisce con una lucidità quasi spietata il concetto di “carico mentale delle donne”.

Libri: L'ATLANTE DELLE DONNE
erica

 

Un imperdibile e aggiornatissimo volume di infografica che documenta la situazione femminile nel mondo. 

PORN OR NOT PORN
rita

Costretta tra le mura domestiche in questo periodo difficile e surreale, ho più tempo per pensare, faccio attenzione alle cose in modo più consapevole, senza fretta mettendoci tutto il tempo necessario, colgo sfumature e……

…..“Il mio ragazzo è su quel gruppo Telegram, ha detto che non ci avrebbe mai più mandato niente, è successo solo una volta, la volta in cui ho scoperto delle mie foto, per lui era come su YouPorn…”

Se un uomo non è disposto a rinunciare alla pornografia, se usa l’intimità di coppia per diffondere in rete le immagini di nudo della propria partner, non merita il tuo tempo.

Da donna che sta dalla parte delle donne una risposta ce l’ho limpida e cristallina: LASCIALO.

E’ doloroso ma è doloroso anche sapere che il tuo compagno non ha rispetto per te e per le altre donne, che sono solo pezzi di carne per lui, perfettamente intercambiabili e sfregiabili.

Mia cara non sei sola, ma se sceglierai una relazione con un frequentatore di Revenge Porn, ti sentirai più sola che mai.

I femminismi sono un paio di occhiali sul mondo, pesantissimi da portare, siamo però in tante a dividerne il peso, NON SEI SOLA.

Questo tempo di Covid19, ci permette di ridisegnare il nostro futuro, di immaginarlo programmandolo libero da ogni tipo di violenza sulle donne.


CASADOLCECASA
erica

Già dire donna è dire casa. L’etimologia è latina.

Domina – Domus – Donna

Dominus – Domus -Donno (ebbene sì, uomo, rimane in uso la forma contratta di don in spagnolo)

 

Nell’antica Roma il padrone di casa (dominus) e sua moglie (domina) avevano potere indiscusso su tutto ciò che era di loro proprietà nella domus, schiavi inclusi. Dominus e Domina dominano la casa. Sembrerebbe una condizione paritaria. Ma. La padrona di casa domina solo perché moglie del padrone di casa. É una definizione in relazione all’uomo, in subordine. Peccato poi che il padrone di casa padroneggi non solo in casa ma anche fuori di casa, ha un ruolo pubblico, ha un posto nel mondo.

Questa casa…: si è storicamente rivelata una scelta perfetta in termini di controllo sulla donna, di confinamento nell’ambito del privato, di esilio dal mondo che c’è là fuori e che è lo scenario della piena realizzazione del sé…

Questa casa…: certo, ce ne è voluto di tempo per riuscire ad uscirne. E cominciare a trovare un posto nel mondo. Libere.

Oggi la casa è ancora il luogo del privato. E, più che sentirci padrone di casa, sentiamo il bisogno di avere un luogo speciale, un riparo, un nido, un luogo protetto, un posto dove ci si sente liberi di cucinare in mutande, di fare la doccia con la porta aperta del bagno, di piangere guardando la serie in voga, di mettere una parrucca per videochiamare gli amici, di dormire con un peluche, di amare…

Eppure là dentro, in quel luogo del privato, in quel luogo dell’intimità, lontano dagli occhi di tutti ovvero se ci sono testimoni sono dei bambini, là, dentro molte case, c’è violenza.

Là dentro le relazioni si spogliano, si mostrano per quello che realmente sono: la relazione positiva con-vive mentre la relazione sbagliata scoppia. E se scoppiasse e basta, sarebbe un cambiamento e i cambiamenti si accettano: la violenza è invece inaccettabile. Penso questo. Sono tempi difficili. Siamo chiamati a resistere a un evento epocale, questo Sir. Covid19 è già nella storia. Siamo chiamati anche a ripensare il presente e pensare al futuro. E mi chiedo, tra le tante cose, che relazioni vogliamo per il futuro?

 

I TRATTI PREZIOSI
angela


In questo periodo di isolamento, mi sono soffermata a riflettere su questa affermazione che mi ha molto colpito ascoltando la tv. 

I tratti preziozi delle donne …

Cosa sono? Beh ecco non so esattamente che forma o dimensione abbiano, ma per me sono le braccia aperte “tanto così” per dimostrare la grandezza dell’amore senza condizioni, gli occhi e la bocca “a parentesi tonda” che spiegano la potenza di un sorriso che contagia tutti e infine, ma non meno importante, i pugni stretti della determinazione per contrapporsi alla paura. 

Questi. Sono i miei tratti preziosi. 


PRIMAVERA20&20
paola

 Ho il  cielo sopra la testa

ecco la libertà

sento,

il respiro è leggero, lo sguardo corre,

il dolore scarnifica,

entra dentro

ho la terra sotto i piedi

ecco la libertà

penso, l’amore dei figli al sicuro

nella mia maternità ora fisica e accudente

dono a loro la speranza, la faccio mia

il mio cuore batte

ecco la libertà, credo e vedo

lo slancio e il coraggio di vivere con i colori

della dignità incondizionata

pur isolate nelle mura, pur maltrattate e violate

ecco la libertà

che cresce e riempie.