25 novembre 2025

25 novembre 2025

Il 25 novembre 2025 è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

Le volontarie di Telefono Rosa Mantova in occasione di questa giornata , in collaborazione con l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Mantova, propongono la visione di AMORE POSTATOMICO di Vincenzo Caiazzo. un film che tratta temi quali il cyberbullismo e il revenge porn.

Nella locandina trovi il programma delle proiezioni.

NON TI SPORCARE

NON TI SPORCARE

Cosa è il revenge porn

Il cosiddetto revenge porn, o diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, rappresenta un fenomeno criminale caratterizzato dalla divulgazione non consensuale di contenuti intimi, spesso come forma di vendetta dopo la fine di una relazione sentimentale.

Può configurare quattro diversi reati, a seconda delle modalità di diffusione e del tipo di soggetto raffigurato:

Art. 612-ter c.p. – Diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite: Reato principale che sanziona con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000 chi realizza, sottrae o diffonde immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati, senza consenso della persona rappresentata.

Il delitto si consuma con il primo invio e la pena è aumentata se commesso dal coniuge, ex partner o attraverso strumenti informatici.

Art. 600-ter c.p. – Pornografia minorile: Si applica quando il materiale coinvolge soggetti minori di diciotto anni.

Punisce chi produce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale pornografico minorile con reclusione da sei a dodici anni e multa da 24.000 a 240.000 euro.

Art. 600-quater c.p. – Detenzione di materiale pornografico. Sanziona la consapevole detenzione di materiale pornografico realizzato utilizzando minori di diciotto anni, con reclusione fino a tre anni. Si applica anche alla semplice conservazione di immagini intime di minori, indipendentemente dalla loro diffusione e dalle modalità con le quali sono realizzate.

Art. 612-quater c.p. – Illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale. Reato in vigore dal 10 ottobre 2025, che sanziona con la reclusione da uno a cinque anni chi cede, pubblica o diffonde, senza il consenso della persona rappresentata, immagini, video o voci falsificati o alterati mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale e idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità.

Cosa fare se si è vittime di revenge porn


• Richiesta di aiuto: informare immediatamente genitori, parenti o persone di fiducia dei fatti avvenuti.
• Denuncia alle autorità: presentare querela entro sei mesi alle Forze dell’Ordine o alla Procura della Repubblica, fornendo tutti gli elementi di prova disponibili (screenshot, conversazioni, testimonianze).
• Segnalazione al Garante della Privacy: l’art. 144-bis del Codice della Privacy consente di segnalare al Garante il pericolo di diffusione di contenuti intimi; il Garante decide entro 48 ore ordinando la rimozione del contenuto dalle piattaforme digitali.
• Tutela civile: richiedere il risarcimento del danno subìto, nell’ambito del processo penale o agendo in sede civile.
• Conservazione delle prove: Documentare immediatamente la diffusione mediante screenshot e registrazioni, evitando di cancellare le conversazioni che possono costituire prova del reato.

IL TUO CORPO DEFINISCE LA TUA PERSONA, A TUA UNICITÀ. È IL MEZZO PER VIVERE NEL MONDO, NON PERMETTERE CHE SIA UNO STRUMENTO PER USARTI E GIUDICARTI!

LA PORNOVENDETTA

La pornovendetta è una forma di violenza a tutti gli effetti con conseguenze devastanti per le vittime.
In molti casi si verifica a seguito della fine di una relazione amorosa e la divulgazione di immagini intime ha principalmente lo scopo di punire, vendicarsi e infliggere dolore all’ex partner.
Rabbia, gelosia, perdita di controllo, ricatto, bullismo molestie sono solo alcune delle emozioni e motivazioni che definiscono la pornovendetta.
Questo fenomeno porta a focalizzare la nostra attenzione sulle dinamiche di potere e di genere nella società; sulla mascolinità tossica che si inserisce nella visione dell’egemonia maschile e la sottomissione femminile; la donna vista solo come oggetto sessuale.
I traumi emotivi conseguenti a questo fenomeno possono persistere nel tempo e influenzare significativamente la vita quotidiana delle persone colpite.
Tra le conseguenze emotive più notevoli ritroviamo ansia, stress, senso di colpa, vergogna, umiliazione, basso livello di autostima, imbarazzo, isolamento sociale, difficoltà nelle relazioni future, disturbo post traumatico da stress, pensieri suicidi.
NON TI SPORCARE

IL CANOTTAGGIO CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

IL CANOTTAGGIO CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

Domenica 13 ottobre 2024  si terrà la regata “Via le Mani”.

Un evento all’insegna dello sport finalizzato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, in collaborazione con l’Associazione Hands Off Women.

L’evento si terrà presso la Canottieri Mincio a partire dalle ore 9.00.

Vi aspettiamo in numerosi ad assistere a questo importante momento di empowerment femminile💖

10 modi per fare la differenza anche durante una pandemia

10 modi per fare la differenza anche durante una pandemia

L’UN-Women, Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, chiama all’azione contro la violenza di genere anche e soprattutto adesso.
La pandemia ha rivoluzionato o condizionato tutti noi, ha investito ogni ambito, ha toccato ogni dimensione. Ci ritroviamo in un momento propizio per ridisegnare le priorità.
Vogliamo davvero una società-mondo dove stare a casa, convivere, perché obbligati a farlo per salvare l’umanità intera, diventa un inferno?
L’intensificarsi della violenza domestica in lockdown parla di spazi relazionali vissuti sulla soglia della violenza, parla di un sommerso diffuso che la crisi pandemica ha palesato, parla di una società che tutti noi abbiamo modo di migliorare.

* Mettere fine alla violenza contro le donne è un affare di tutti.

Ecco dieci modi per fare la differenza, anche durante una pandemia.

1

Ascolta e credi alle vittime

Quando una donna condivide la propria storia di violenza sta facendo il primo passo di uscita dalla violenza. é responsabilità di tutti garantire dei luoghi dove la vittima possa raccontarsi, essere ascoltata e dove rivedere la propria storia, avere un sostegno nei percorsi di vita verso il superamento della violenza.

2

insegna alle nuove generazioni

Gli esempi che proponiamo ai giovani modellano il loro modo di pensare riguardo al genere, il rispetto e i diritti umani.
proponi delle conversazioni sul tema dei ruoli di genere sin da tenera età dall’infanzia all’adolescenza, sfida i ruoli tradizionali assegnati a uomini e donne, fa notare gli stereotipi veicolati dai media o dall’ ambiente sociale o scolastico e fa loro sapere che è OK pensarla diversamente. incoraggia una cultura inclusiva che accetta le differenze.
ascolta quello che le nuove generazioni hanno da dire, come ci raccontano la loro esperienza del mondo. il futuro si disegna con l’educazione.

3

chiama i servizi dedicati

i servizi per le vittime di violenza di genere sono essenziali.
questo significa che le case rifugio i centri antiviolenza e i servizi territoriali di supporto alle vittime di violenza di genere devono mantenere l’operatività anche durante la pandemia.

4

Parla di consenso

Concesso liberamente, il pieno consenso è obbigatorio, sempre.
No è no. Sì è sì. Frasi come “se l’é cercata” o “i ragazzi sono ragazzi” rischiano di sfumare i contorni del consenso all’atto sessuale spostando la colpa della violenza sulle vittime e giustificando i maltrattanti.
di stereotipi ce ne sono ancora troppi ma una cosa è chiara: quando si parla di consenso non ci possono essere sfumature.

5

impara a riconoscere la violenza

ci sono diverse forme di violenza e diversi i segnali che la esprimono, saper riconoscere la violenza è una consapevolezza necessaria per poterla contrastare.

6

parla di violenza di genere

la violenza sulle donne è una violazione di un diritto umano. è trasversale ma non inevitabile, a meno che venga taciuta. Parlane e mostra solidarietà con le vittime.

7

opponiti alla cultura dello stupro

la cultura dello stupro prepara il terreno fertile alla banalizzazione della violenza sessuale perchè alimentata da persistenti stereotipi di genere.
pensa a come definisci la mascolinità e la femminilità e a come mettere in discussione tutti i condizionamenti che derivano da stereotipi di genere.
dalla nostra postura culturale sul tema delle identità di genere alle politiche a supporto delle comunità, tutti possiamo contribuire a fermare la cultura dello stupro.

8

supporta le organizzazioni delle donne

fai una donazione alle organizzazioni sul tuo territorio che si impegnano nel sostegno alle donne, amplificano le loro voci, accompagnano le vittime

9

assumi una responsabilità condivisa

la violenza può avere molte forme. non lasciare che si manifestino senza puntare il dito. prendi posizione quando riconosci la violenza: anche solo chiamarla per nome rende la violenza evidente e arginabile.
crea un ambiente sicuro per tutti coinvolgendo le tue reti nel riflettere e confrontarsi su quali sono le attitudini e i linguaggi quando si parla di genere.
ascolta le vittime e sostieni la loro necessità di reintegrarsi al mondo.

10

informati sui dati

per combattere effettivamente il fenomeno della violenza di genere è necessario conoscere la portata dell’istanza.
la raccolta dati è uno strumento chiave per capire il fenomeno, per la programmazione, per garantire adeguato supporto alle vittime e implementare le misure di prevenzione alla violenza
durante il covid-19 la violenza di genere ha registrato un picco ma ci sono state difficoltà e lacune nella raccolta dati sul fenomeno mettendo in luce l’importanza di investire maggiormente nei sistemi di raccolta dati gender-based.
reclama una corretta rilevazione dati sulla violenza e supportane la diffusione.

Reddito di libertà

Reddito di libertà

IL REDDITO DI LIBERTA’ VIENE DALLA SARDEGNA

il 14 ottobre 2020 la Sardegna ha messo in moto per prima in Italia il progetto pilota di welfare sociale destinato alle donne vittime di violenza.
le difficoltà economiche accompagnano inevitabilmente un percorso di uscita dalla violenza: c’è chi ha perso il lavoro, chi non lavora da anni, chi non ha mai lavorato, chi deve affrontare una separazione legale, chi deve pagare un mutuo, chi non ha dove stare, chi cambia città … Sono in maggioranza madri che devono rivoluzionare il proprio mondo e quello dei figli mantenendo la responsabilità di cura degli stessi dall’educazione alla salute, al frigo pieno.
sono tutte donne che devono fare i conti con se stesse, sono tutte in “uscita”, un cambiamento lungo, doloroso, difficile.
è fondamentale sostenere questo cammino del cambiamento con un periodo al riparo dall’urgenza: avere il tempo per ricostruirsi senza essere angustiate da cosa metto in tavola stasera e domani.
la necessità di sopravvivere non aiuta a risolversi, quando bisogna pensare ai bisogni non c’è spazio per pensare altro. riconoscere che la necessità è invece quella restituire alla società delle donne libere dalla violenza, rafforzate nella loro identità, portatrici di un progetto di vita significa riconoscere la necessità di una società migliore.
garantire una misura di sostegno al reddito per un periodo dai 6 mesi a 1 anno significa tutelare il percorso di uscita dalla violenza delle donne: il tempo per raccogliere i cocci, delineare un progetto di vita e rituffarsi nel mondo; il tempo da investire nella formazione o nella riqualificazione per scommettere su un nuovo inizio personale e professionale.
é il modello di welfare necessario da rivendicare a livello nazionale.

Con la Delibera del 14 ottobre 2020, n. 51/10, la Giunta Regionale ha deliberato in via definitiva la linee guida per il triennio 2020-2022 per il Reddito di Libertà: la delibera per l’anno ha stanziato una quota pari a 514 mila euro (in attuazione di una proposta nata nel 2018 e tradotta nella Legge regionale 2 agosto 2018, n. 33 “Istituzione del reddito di libertà per le donne vittime di violenza” – contributi per il supporto alle spese legali e per inserimento lavorativo a favore delle donne vittime di violenza) e accoglie le raccomandazioni approvate all’unanimità, su proposta della consigliera democratica Rossella Pinna, di ampliamento delle misure attuative del reddito di Libertà oltre che alle donne ospitate presso le Case d’Accoglienza anche alle donne vittime di violenza in carico ai Centri Antiviolenza.
“È un provvedimento importante e di grande civiltà – annuncia la consigliera, Rossella Pinna – Il provvedimento è un esempio di come dinanzi a problemi così urgenti e seri, sia possibile dare risposta condivisa ed efficace al di là delle appartenenze politiche. Il testo prevede la presa in carico con un piano personalizzato delle donne vittime di violenza, stanziando una forma di contributo mensile che le accompagni in un nuovo progetto di vita che preveda la formazione e il reinserimento nel mondo del lavoro”.
“Un reddito che le sosterrà nel loro percorso di ricostruzione personale, che ne garantisca la dignità, ne consenta l’ autonomia e che sia strumento di affrancamento dall’esperienza di violenza, ponendo fine alle condizioni di dipendenza economica e restituendo a tante donne il coraggio per rompere condizioni di maltrattamento, di subalternità e oppressione psicologica e fisica, dando così inizio ad una nuova e più libera esistenza per sé e per i loro figli. Una scelta di fiducia e speranza.”